2016/04/17

Complotti spaziali sovietici: l’“anomalia del 5 aprile”

di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alle donazioni per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!". ed è tratto dal mio Almanacco dello Spazio. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora.

Aprile 1975: l’agenzia sovietica TASS fa pubblicare in seconda pagina dai giornali nazionali un laconico annuncio intitolato in modo molto blando “Comunicato dal centro di controllo del volo”. Il comunicato informa che “durante il percorso del terzo stadio del razzo i parametri della traiettoria hanno deviato da quelli prestabiliti e un meccanismo automatico ha fatto interrompere il volo, distaccando la cabina spaziale in modo che scendesse a terra. L'atterraggio morbido è avvenuto a sud-ovest di Gorno-Altaisk (Siberia occidentale). I servizi di ricerca e soccorso hanno ricondotto al cosmodromo i due cosmonauti, che stanno bene”. Ma la realtà è assai diversa. Per la prima volta, infatti, un volo spaziale con equipaggio è stato costretto a un drammatico rientro d'emergenza dopo il decollo.

Il 5 aprile è stata lanciata una Soyuz per portare alla stazione spaziale sovietica Salyut-4 Vasili Lazarev, comandante della missione e maggiore dell’aviazione sovietica, e Oleg Makarov, ingegnere di volo civile, per restarvi 60 giorni. Ma quattro minuti e 48 secondi dopo il decollo, alla quota di 145 km, la separazione del terzo stadio dal secondo non è avvenuta correttamente: si sono aperti solo tre dei sei agganci che tengono uniti i due stadi. Il motore del terzo stadio si è acceso mentre il secondo era ancora agganciato.

La spinta del motore del terzo stadio è poi riuscita a spezzare gli agganci rimasti, sganciando il secondo stadio, ma la sollecitazione inattesa ha fatto deviare il veicolo dalla traiettoria prevista. Sette secondi dopo la mancata separazione, il sistema di guida della Soyuz ha rilevato l'anomalia e ha attivato un programma di abort (interruzione d'emergenza). A questo punto del volo il razzo d'emergenza collocato sopra il veicolo era già stato sganciato e quindi è stato necessario ricorrere al motore principale della Soyuz stessa, separando il veicolo dal terzo stadio e poi separando il modulo orbitale e quello di servizio dalla capsula di rientro. Al momento di queste separazioni il veicolo era già puntato verso la Terra e questo ha accelerato fortemente la sua discesa: invece della decelerazione di 15 g prevista per questa situazione, già estremamente violenta, gli astronauti hanno subìto fino a 21,3 g.

Nonostante il sovraccarico, i paracadute della capsula si sono aperti correttamente e hanno rallentato la caduta del veicolo, che è tornato a terra dopo soltanto 21 minuti di volo. Ma i guai dei cosmonauti non sono finiti: la capsula è caduta su un pendio innevato e ha iniziato a rotolare verso uno strapiombo alto 150 metri. Per fortuna i paracadute si sono impigliati nella vegetazione e la Soyuz si è fermata.

L'equipaggio si è trovato immerso nella neve alta fino al petto e a −7 °C, per cui ha indossato l'abbigliamento termico d'emergenza. Inizialmente Makarov e Lazarev hanno temuto di essere finiti in territorio cinese, in un momento in cui i rapporti fra Unione Sovietica e Cina sono molto ostili, e quindi si sono affrettati a distruggere i documenti riguardanti un esperimento militare che si sarebbe dovuto svolgere durante la missione. In realtà l'atterraggio è avvenuto a sud-ovest di Gorno-Altaisk, circa 830 km a nord del confine con la Cina e a circa 1500 km dalla base di lancio. Il contatto radio con un elicottero di soccorso ha poi confermato ai cosmonauti che la Soyuz era caduta in territorio sovietico, ma il luogo di atterraggio era talmente impervio che l'equipaggio non è stato recuperato fino all'indomani.

Contrariamente a quanto dichiarato dalle autorità sovietiche Lazarev ha subìto traumi a causa dell'elevata decelerazione. Makarov, invece, è in buone condizioni e tornerà a volare con le Soyuz 26, 27 e T-3.

La censura sovietica nasconderà la serietà dell'incidente all'opinione pubblica nazionale fino al 1983. Gli Stati Uniti, invece, vengono avvisati sommariamente il 7 aprile 1975, dopo il recupero dell'equipaggio, ma chiedono maggiori chiarimenti, perché sono in corso i preparativi per la storica missione spaziale congiunta fra russi e americani, l'Apollo-Soyuz Test Project, che dovrà decollare tre mesi dopo. Nel rapporto sovietico l'emergenza viene definita semplicemente “anomalia del 5 aprile” e il grave malfunzionamento viene attribuito all'uso di una vecchia variante del vettore Soyuz che non verrà mai più utilizzata.


Fonti: SSAJames Oberg; TASS/La Stampa, 8 aprile 1975, tramite @giaroun.

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