2010/12/19

Cuba non nega più gli sbarchi lunari. Ma lo ha mai fatto? [UPD 2011/01/23]

di Paolo Attivissimo con il contributo di Alessandro Pil*, Stefano Bagnasco, Enrico R., Smiley1081, NoiPBX e Zaku. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Nel mio libro Luna? Sì, ci siamo andati! e nelle mie conferenze ho segnalato che gli insegnanti cubani, nei vari paesi nei quali lavorano come docenti (per esempio in Nicaragua), spiegavano agli studenti che gli sbarchi umani statunitensi sulla Luna erano stati una messinscena. La fonte di questo dato che ho citato è lo storico dell'astronautica James Oberg.

Oberg ne parla in un suo articolo del 2003, intitolato Lessons of the "Fake Moon Flight" Myth, pubblicato sullo Skeptical Enquirer di marzo/aprile di quell'anno:

... molte scuole cubane, sia a Cuba sia dove venivano assegnati insegnanti cubani, come nel Nicaragua sandinista, hanno insegnato ai propri studenti che l'Apollo fu una truffa.

...many Cuban schools, both in Cuba and where Cuban schoolteachers were loaned, such as Sandinista Nicaragua, taught their students that Apollo was a fraud.

Oberg aveva già fatto un'affermazione simile nel 1999, in occasione del trentesimo anniversario dello sbarco dell'Apollo 11 sulla Luna, in un articolo per la ABC News, intitolato Getting Apollo Right:

Mi dicono che questo è il dogma ufficiale che viene tuttora insegnato nelle scuole a Cuba e in tutti gli altri luoghi dove sono stati inviati insegnati cubani (come il Nicaragua sandinista e l'Angola).

I’m told that this is official dogma still taught in schools in Cuba, plus wherever else Cuban teachers have been sent (such as Sandanista, Nicaragua and Angola).

Interrogato sulle sue fonti per queste affermazioni, nel 2003 Oberg ha risposto su Bautforum di avere “tre messaggi – due via mail e una lettera – negli ultimi cinque anni, ciascuno da persone differenti, che dicono che quando erano ragazzini a Cuba questo è quello che i loro insegnanti dicevano loro. I funzionari cubani negano che sia mai successo. Credo che sia probabile che fosse diffuso, non so se era nel curriculum ufficiale – ma gli insegnanti di Castro NON esprimevano indipendentemente le proprie opinioni nelle scuole cubane”:

I have three messages – two by email and one letter – over the past five years, each from different folks saying when they were kids in Cuba, that's what their teachers told them. Cuban officials deny it ever happened. I think it's likely it was widespread, I don't know if it was on the official curriculum -- but Castro's teachers did NOT free-lance their personal opinions in Cuban schools.

A quanto pare queste affermazioni di Oberg, risalenti rispettivamente a sette e undici anni fa, oggi non sono più valide. Pochi giorni fa, infatti, il governo cubano ha lanciato Ecured, un'enciclopedia online simile a Wikipedia ma controllata dalle autorità locali, e in quest'enciclopedia gli sbarchi delle missioni Apollo vengono descritti come dati di fatto. La voce Luna di Ecured dice infatti che

La Luna es el único cuerpo celeste en el que el hombre ha realizado un alunizaje tripulado. Aunque el programa Luna de la Unión Soviética fue el primero en alcanzar la Luna con una nave espacial no tripulada, el programa Apolo de Estados Unidos consiguió las únicas misiones tripuladas hasta la fecha, comenzando con la primera órbita lunar no tripulada por el Apolo 8 en 1968, y seis alunizajes tripulados entre 1969 y 1972, siendo el primero el Apolo 11 en 1969.

Ecured conferma, insomma, non solo il concetto che lo sbarco sulla Luna è realmente avvenuto, ma conferma specificamente il primo volo circumlunare (Apollo 8), il primo sbarco (Apollo 11) e i successivi.

Anche la voce riepilogativa del 1969 non lascia spazio a dubbi a luglio:

16 de julio - Es lanzada desde la base aerospacial de Cabo Cañaveral a las 9:32AM la nave Apolo 11 que sería la primera en descender en la Luna cinco días, tres horas y 18 minutos después Levy 9.

20 de julio - Pisa la Luna a las 22:56 h, el astronauta estadounidense Neils Amstrong.

I dati di Ecured vanno presi con un pizzico di cautela, visto che il progetto è ancora agli inizi: quando ho scritto la stesura iniziale di questo articolo (dicembre 2010), Ecured conteneva errori come Neils Armstrong (con la S finale), il link Apolo che porta alle informazioni sulla divinità greca anziché a quelle sul veicolo spaziale e l'affermazione che la missione Apollo 8 fu senza equipaggio (no tripulada) quando invece c'erano a bordo Jim Lovell, Frank Borman e Bill Anders.

Ci sono anche altre indicazioni secondo le quali il governo cubano attualmente non sostiene le tesi di messinscena lunare e anzi sembra non averlo mai fatto: per esempio, Havanatimes.org cita la messa in onda alla TV cubana, nel 1999, di un documentario celebrativo degli sbarchi. Un articolo sul sito cubano Juventud Rebelde, datato 2007, cita specificamente e con scetticismo le tesi lunacomplottiste, attribuendole ad “alcuni che dubitano”:

Ya en marzo de 1965 otro cosmonauta soviético, Alexei Leonov, fue el primero en salir de una nave al espacio abierto; mientras que el 20 de julio de 1969 el estadounidense Neil Armstrong fue el primer humano que puso un pie sobre la Luna, en una transmisión en vivo que vieron más de 500 millones de personas alrededor del mundo, y que todavía hoy algunos dudan que fuera real, pues afirman que se trató de una gran farsa montada con fines propagandísticos.

Lo stesso sito ribadisce il concetto in un articolo del 2009, presentando di nuovo anche i dubbi di “molte persone” sull'autenticità degli sbarchi:

La Luna, el único satélite de la Tierra, nuestro cuerpo estelar más cercano, ha sido desde hace milenios un misterio insondable. Al menos así lo era hasta el 16 de julio de 1969, cuando tres astronautas norteamericanos a bordo del Apolo XI lograron «alunizar» por primera vez en la historia. Controvertido y polémico el viaje, muchos se cuestionan si en realidad fue o no fue, y algunos sugieren que cuando la bandera norteamericana se izó en el hermano asteroide, en realidad se trataba de un bien logrado montaje escenográfico en medio de la escalada de la Guerra Fría.

Un articolo su Cubadebate.cu, dedicato alla scoperta di acqua sulla Luna e datato 2010, cita le missioni Apollo senza formule dubitative:

“En nuestro estudio hemos centrado nuestra atención en el hidroxilo, una molécula compuesta por un átomo de oxígeno y uno de hidrógeno, y en la apatita, un mineral que contiene agua”. Los astronautas de las misiones Apolo de la NASA trajeron muestras de ese mineral encontradas en la superficie del satélite natural. También ha sido detectado en un meteorito de procedencia lunar.

Lo stesso sito include anche un altro articolo, sempre datato 2010, che cita le missioni Apollo senza metterle in discussione.

Più in generale, una ricerca delle parole luna e apollo nei siti cubani effettuata da un lettore, Zaku, e ripetuta da me usando la grafia Apolo adottata spesso dai siti di quel paese, produce risultati che danno per assodato che gli americani siano effettivamente sbarcati sulla Luna (criticandone il costo).

Lo stesso Zaku ha reperito altre fonti: un articolo del 2009 a firma di Carlos Rivero su Uneac.org.cu, diviso in tre parti (una, due, tre), che sosteneva le tesi di messinscena e che oggi risulta irreperibile; un altro articolo, su Bohemia.cu, che presenta le tesi lunacomplottiste ma anche alcune smentite, compresa quella del cosmonauta cubano Arnaldo Tamayo; e la versione online della Grande Enciclopedia Sovietica, che presumibilmente non mancava nelle scuole cubane e la cui pagina dedicata alle missioni Apollo non le nega affatto.

Vari lettori del mio blog Disinformatico hanno inoltre raccolto personalmente diverse testimonianze di cubani che affermano che non c'è mai stato nessun appoggio governativo cubano alle tesi di complotto. Inoltre c'è una testimonianza (non confermata) di una diretta radiofonica dello sbarco del 1969 trasmessa all'epoca dalla radio cubana. Infine un lettore, Enrico R., mi segnala che come assistente di volo fa sempre capolino a Cuba e avendo molti amici e colleghi cubani può “confermare che da sempre tutti sono a conoscenza che la luna è stata conquistata”.

Due lettori, tuttavia, hanno raccolto testimonianze contrastanti: Smiley1081 segnala una sua “amica cubana, da molti anni in Italia” che, interpellata da lui, “conferma che a Cuba negavano che gli USA fossero andati realmente sulla Luna”. NoiPBX cita un suo “stimato collega di origini cubane (oggi cinquantenne)” che

“ricorda che effettivamente, all'epoca dello sbarco, fu data notizia come un'operazione propagandistica degli USA e successivamente gli insegnanti raccontavano l'evento ad ulteriore riprova della malafede USA. Dopo la celebrazione del trentennale della morte del "Che" - metà anni '90 (1995?)- e senza che vi fosse data pubblicità, l'allora ministro della cultura cubana (non ricorda il nome) accettò tacitamente la "presenza" e circolazione di pubblicazioni che raccontavano delle varie missioni lunari (alcune anche archiviate presso le biblioteche statali in originale lingua russa con traduzioni). Il collega (andato via da Cuba agli inizi del 2000) ricorda che già verso la fine degli anni 90 gli eventi relativi agli sbarchi lunari non erano più menzionati dagli insegnanti nelle scuole tanto che i figli non conoscevano, all'epoca, questi eventi.”

Riassumendo: ci sono testimonianze concordi con quelle raccolte da James Oberg e altre contrarie, sia personali sia documentali. È quindi possibile che Cuba non abbia mai negato ufficialmente le missioni lunari, che abbia deciso di non negarle più da qualche anno, o che alcuni insegnanti zelanti abbiano fatto propaganda antiamericana personale.

Sarebbe risolutivo reperire un documento o un libro di testo scolastico cubano d'epoca che riporti quello che effettivamente veniva insegnato. In attesa di avere prove definitive di questo genere, l'asserzione che Cuba negò gli sbarchi sulla Luna è da prendere con formula dubitativa: di conseguenza non la citerò più nelle conferenze e correggerò il mio libro per tenerne conto.

2010/12/18

L'oggetto misterioso avvistato dalla Gemini VI

di Paolo Attivissimo


Su Internet e negli altri media vengono spesso proposte presunte registrazioni di comunicazioni di astronauti che segnalano avvistamenti di misteriosi oggetti volanti non identificati durante le loro missioni spaziali. Di solito si tratta di falsi fabbricati intenzionalmente per burla o per parodia (come nel caso dell'Apollo 20 o di Alternative 3). Non capita spesso, invece, di trovare una comunicazione autentica di astronauti che segnalano oggetti misteriosi.

Durante la missione Gemini 6, svoltasi fra il 15 e il 16 dicembre 1965, i due astronauti a bordo, Wally Schirra (Shi-rah per gli americani, ma Schirra per gli abitanti di Loco, il paesino ticinese dal quale provenivano i suoi nonni) e Tom Stafford, fecero questa sorprendente comunicazione radio ai loro colleghi Jim Lovell e Frank Borman della Gemini 7, che era in orbita insieme a loro per il primo rendezvous fra due veicoli spaziali (senza attracco):

Gemini VII, qui è la Gemini VI. Abbiamo un oggetto, sembra un satellite che va da nord a sud, probabilmente in orbita polare. È su una traiettoria molto bassa e viaggia da nord a sud e ha un elevato rateo di salita. Sembra che potrebbe persino essere un... Molto basso. Sembra che potrebbe essere in procinto di rientrare presto. State in attesa un... Potreste provare a lasciarmi cercare di captare quella cosa...

Gemini VII, this is Gemini VI. We have an object, looks like a satellite going from north to south, probably in a polar orbit. He's in a very low trajectory traveling from north to south and has a very high climbing ratio. It looks like it might even be a ... Very low. Looks like he might be going to re-enter soon. Standy by one... You just might let me try to pick up that thing... 

Questa è la versione riportata nel documento Gemini VI Composite Air-to-Ground and Onboard Voice Tape Transcription (pagina 116, 23:57:30). Esiste un'altra versione di questa comunicazione, trascritta nel Gemini VII Gemini VI PAO Mission Commentary Transcript (sezione Tape 507, Page 2, che corrisponde a pagina 1375 del documento PDF), che è la seguente:

Roger, Houston e Gemini 7. Qui è la Gemini 6. Abbiamo un oggetto, sembra un satellite, che va da nord a sud, su, in orbita polare. È su una traiettoria molto bassa e viaggia da nord a sud. E ha un elevato coefficiente di forma [o rapporto di snellezza, n.d.t.]. Sembra che potrebbe persino essere una palla di bastoni. È molto basso. Sembra che potrebbe essere in procinto di rientrare presto. State in attesa un [?]; sembra che stia cercando di farci dei segnali.

Roger, Houston and Gemini 7. This is Gemini 6. We have an object, looks like a satelite, going from north to south, up in a polar orbit. He's in a very low trajectory, traveling fran north to south. And, it has a very high fineness ratio. It looks like it might even be a ball of sticks. It's very low; looks like he may be going to reenter pretty soon. Stand by one; it looks like he's trying to signal us.

Le frasi sono davvero inquietanti e sembrano suggerire una visita da parte di un veicolo sconosciuto e animato da intelligenza, terrestre o aliena (“sembra che stia cercando di farci dei segnali”), e in grado di emettere segnali captabili (“Potreste provare a lasciarmi cercare di captare quella cosa”). C'è poi la misteriosa discordanza proprio nella trascrizione di queste due citazioni.

La discordanza aumenta se si considera che Schirra stesso, nelle sue memorie intolate Schirra's Space, dichiara di aver pronunciato anche questa frase ancora più precisa:

Vedo un modulo di comando e otto moduli più piccoli davanti. Il pilota del modulo di comando indossa una tuta rossa.

I see a command module and eight smaller modules in front. The pilot of the command module is wearing a red suit.

L'apparente mistero ufologico, tuttavia, si chiarisce (almeno per chi è interessato a fare chiarezza) nella parte immediatamente successiva delle trascrizioni.

(Jingle Bells suonata da un'armonica a bocca e da sonaglini)

S/C 7 – Li abbiamo ricevuti anche noi, [Gemini] 6.

S/C 6 – Era dal vivo, [Gemini] 7, non un nastro.

HOUSTON – Siete troppo forti, [Gemini] 6.

S/C 6 – Da Da De Da De.

(Jingle Bells played by harmonica and bells). 

S/C 7 – We got them too, 6. 

S/C 6 – That was live, 7; not tape.

HOUSTON – You're too much, 6.

S/C 6 – Da Da De Da De.

Credit: Mark Avino/National Air and Space Museum, S.I.
Schirra e Stafford erano riusciti a portare a bordo, senza farlo sapere ai responsabili del Centro di Controllo di Houston, una piccola armonica a bocca e dei sonaglini: è questo l'oggetto misterioso che emette segnali di cui parlano. L'armonica, una Little Lady della Hohner, è oggi conservata al museo Smithsonian. Secondo la curatrice del museo Margaret A. Weitekamp, si tratta del primo strumento musicale mai suonato nello spazio.

Il CAPCOM che ricevette a Houston l'annuncio a sorpresa era il candidato astronauta Elliot See, che avrebbe dovuto partecipare alla missione Gemini 9 ma morì in un incidente aereo due mesi dopo, nel febbraio del 1966.

Fonti aggiuntive: I morti dimenticati dei programmi spaziali, Astronautix.com, BoingBoing, Smithsonian.com

2010/11/24

“Luna?” disponibile da subito in versione Kindle gratuita e anche su Amazon.it

di Paolo Attivissimo

Luna? Sì, ci siamo andati!, il mio libro di risposta alle tesi di complotto intorno allo sbarco sulla Luna, è ora disponibile anche in versione PDF ottimizzata per Kindle grazie agli sforzi dell'amico Andrea Tedeschi. Potete scaricare la versione per Kindle e quella standard PDF a colori da questa pagina di questo blog.

Per chi è interessato all'acquisto della copia cartacea, segnalo la disponibilità di Luna? Sì, ci siamo andati! su Amazon.it. Buona lettura!

2010/10/25

L'importanza di un buon risveglio

di Rodri

Terry WatsonNella foto: Terry Watson, Apollo GNC. Courtesy of Luigi Rosa (2010).

Ci sono persone che danno una grande importanza ad un buon risveglio mattutino, soprattutto se stanno facendo una bella e tranquillissima dormita; chi può, fa in modo che a svegliarlo sia una tra le sue canzoni preferite.

E nello spazio?

In alternativa ad una sveglietta che offrisse il suo tic toc come unico ed assoluto rumore nello spazio, c'era soltanto la gracchiante voce di qualcuno che chiamasse gli astronauti per svegliarli: la cosiddetta Wakeup Call. Finché un giorno qualcuno pensò di svegliarli in maniera più dolce: era il 16 dicembre 1965, e gli astronauti della missione Gemini 6 vennero svegliati sulle note di Hello Dolly, interpretata da Jack Jones, uno dei più celebri cantanti di quel periodo.

Durante il volo della Gemini 7 la wakeup call musicale fu fatta, anche se non tutti i giorni, con pezzi di musica classica, sempre differenti, mentre nelle missioni Gemini 8, 10 e 11 non risulta esser stato trasmesso alcun brano. Incuriosisce anche il non trovare indicazioni di sveglie musicali nella missione Apollo 11, anche se altre missioni Apollo ne ebbero, come indicato da documenti NASA. Presso Nasa.gov potete sentire alcune delle wakeup call tratte dalle più recenti missioni Shuttle.

La sveglia musicale è diventata una consuetudine in quasi tutte le missioni, anche per promuovere lo spirito di cameratismo tra gli astronauti e il personale del Controllo Missione. In diverse occasioni, all'ultimo giorno di missione ad essere trasmessa è stata Going back to Houston di Dean Martin.


Per far capire quanto questa sveglia sia diventata col tempo ferrea tradizione, basti pensare che è stata mandata addirittura ai rover automatici Pathfinder, Sojourner, Spirit e Opportunity, all'alba dei Sol marziani. C'è comunque un'eccezione a questa tradizione: gli astronauti della ISS non ricevono alcuna sveglia musicale, si devono accontentare di una normalissima sveglia, anche perché sono comunque autorizzati a portarsi dentro alcuni effetti personali, tra cui CD musicali.

La scelta dei brani trasmessi, comunque, non è mai stata regolamentata dalla NASA, né la si è mai lasciata in balìa di influenze esterne che non fossero i desideri degli astronauti stessi o le loro famiglie.

Qualche regola ci voleva?

Al termine delle missioni Apollo, con l'avvento delle missioni Skylab degli anni Settanta, che comportavano una permanenza prolungata nello spazio ed erano lunghe ed impegnative anche per chi doveva monitorarle, gli operatori del Controllo Missione sentivano sempre più il peso delle ore passate alle rispettive postazioni, col risultato che il rilassamento dell'ambiente e della serietà ebbe culmine nella notte del 15 settembre 1973, mentre si cercava l'idea per la wakeup call.

Il CapCom Bob Crippen venne raggiunto dall'amico e collega Terry Watson (nella foto, tratta dal recente incontro a Lugano), che gli disse "Ho qualcosa che sveglierebbe anche i morti". Ascoltando in cuffia il pezzo, Crippen fece una faccia da coniglio abbagliato dai fari, gridando poi "Sì! Sì!" e ridendo fino a diventare viola. Il collegamento audio fu poi passato al Direttore di Volo, tra la curiosità di tutti gli altri operatori, che non sentendo nulla non capivano cosa stesse succedendo. Lo capirono quando venne dato l'ordine di diffondere la canzone nell'intera sala: fu deciso di fare la wakeup call trasmettendo Paralyzed di The Legendary Stardust Cowboy (un'interpretazione più recente, datata 2009, di Paralyzed da parte del suo autore è disponibile qui su Youtube).


Fra i sistemi della stazione spaziale Skylab gestiti da Watson c'era l'Attitude Control System, il sistema di controllo dell'assetto che manteneva la stazione stabile e orientata nella direzione desiderata. Questo sistema era abbastanza sensibile da rilevare i normali spostamenti degli astronauti all'interno della stazione e segnalarli a Houston. Quel mattino, racconta Watson, quando fu suonata Paralyzed i dati riportarono un vero e proprio sobbalzo.

Questa sveglia è ricordata per essere stata la più divertente (per gli operatori di Houston) ma anche la più traumatica (per gli astronauti dello Skylab III, che includevano il moonwalker Alan Bean). Tra le proteste iniziali degli astronauti (il commento di Owen Garriott fu “Sounded like Marine Close Order Drill”), i commenti fatti durante il giorno e l'apparente perdita di concentrazione che lo scherzo causò loro, la NASA ordinò categoricamente che Paralyzed non venisse mai più trasmessa tra le wakeup call. A quanto risulta è l'unico brano musicale bandito dall'ente spaziale statunitense.


Fonti: Terry Watson (comunicazione personale, ottobre 2010), Stardustcowboy.com.

2010/10/21

La bizzarra storia di una Playmate lunare

di Paolo Attivissimo

Nel 1969, durante l'escursione lunare della missione Apollo 12 di Alan Bean e Pete Conrad, le cuff checklist (quadernetti ad anelli portati al polso delle tute e recanti la scaletta delle operazioni da svolgere) rivelarono una sorpresa particolare: inserite fra le pagine di aride e arcane sigle di procedure c'erano delle fotografie senza veli delle Playmate di Playboy. L'episodio è documentato fotograficamente dalla NASA ed è descritto in dettaglio nel mio libro Luna? Sì, ci siamo andati!, scaricabile gratuitamente.

La ragazza ritratta nella pagina della cuff checklist mostrata qui sopra, per esempio, è Angela Dorian, miss Settembre 1967 di Playboy e Playmate dell'anno nel 1968. La Dorian ebbe una piccola parte nel celebre film Rosemary's Baby di Roman Polanski e fu protagonista del meno celebre Quando i dinosauri si mordevano la coda di Val Guest (When Dinosaurs Ruled the Earth, 1969).

Una chicca poco nota agli appassionati di vicende spaziali e di fantascienza è che Angela Dorian interpretò anche una parte nella Serie Classica di Star Trek: era la forma umana di Isis, il gatto dell'agente alieno Gary Seven nell'episodio Missione Terra (Assignment: Earth, 1968). La brevissima apparizione non è citata nei titoli del telefilm, ma è riportata nella sua scheda in Wikipedia inglese e nel suo profilo nell'Internet Movie Database, che sono sotto un altro nome usato dall'attrice, Victoria Vetri.

Per una curiosa coincidenza, la puntata di Star Trek in cui compare Angela Dorian è proprio quella che utilizza delle scene dei primi lanci dei vettori Saturn V del progetto Apollo per simulare un missile nucleare.

L'apparizione della Dorian nell'episodio è consultabile in questo spezzone, dove compare anche Teri Garr, che molti ricorderanno come interprete di Frankenstein Junior:


Purtroppo Angela Dorian è tornata alla cronaca ieri per ragioni poco piacevoli: l'attrice, oggi sessantaseienne, è accusata di tentato omicidio nei confronti del compagno, verso il quale avrebbe esploso un colpo di pistola durante una lite domestica, colpendolo al petto. L'uomo è stato ricoverato in ospedale e non è in pericolo di vita. La Dorian è ora in carcere e rischia l'ergastolo se le accuse risulteranno confermate (News.com.au; LALate.com; CBS News).

2010/10/14

Moondream: prime immagini di Aldrin e Stagno ad Avezzano

di Paolo Attivissimo

Le riprese che ho effettuato ad Avezzano in occasione della presenza di Buzz Aldrin sono ancora sotto embargo in attesa del permesso di pubblicazione, ma nel frattempo dal Festival dell'astronomia e delle scienze arriva questo montaggio di alcune immagini, intitolato Moondream.

Falsa roccia lunare olandese, Jarrah White chiede chiarimenti a Buzz Aldrin

di Paolo Attivissimo

Jarrah White, noto per le sue tesi lunacomplottiste (citate dal collega Bart Sibrel e ampiamente pubblicate su Youtube, dove si atteggia a novello James Bond), ha partecipato a una recente conferenza stampa di Buzz Aldrin tenutasi in Australia. Questo è il suo video, nel quale lamenta di essere stato dipinto dai giornali come una persona in cerca di attenzioni ma mostra anche l'elegante risposta di Aldrin.


Dal dialogo, peraltro assolutamente civile, si nota che Aldrin non è al corrente della vicenda del pezzo di legno pietrificato spacciato per campione di roccia lunare in Olanda (descritta in questo mio articolo), ma mette subito in chiaro due cose importanti. Primo, se qualcuno ha sostituito una roccia lunare con un pezzo di legno pietrificato, della faccenda non sono responsabili gli astronauti lunari, e comunque non significa che non sono andati sulla Luna. Secondo, i campioni di roccia lunari consegnati dall'equipaggio dell'Apollo 11 alle autorità di vari paesi del mondo erano incapsulati dentro della plastica trasparente, mentre la "roccia lunare" olandese non lo è. Per cui è assai probabile che si tratti di un falso che non c'entra nulla con il programma Apollo ma è stato confezionato da terzi (per esempio dagli artisti olandesi che l'hanno fatto "emergere" dagli archivi del Rijksmuseum).

2010/10/13

La conferenza lunare di Varese

di Paolo Attivissimo

Sabato 9 ottobre scorso ho presentato la mia conferenza sul cospirazionismo lunare allo Spazio scopriCoop di Varese. L'incontro è stato organizzato da Academia Philosophiae Naturalis, SETI ITALIA "G. Cocconi" e Coop Lombardia con il patrocinio di FOAM13, Fondazione Osservatorio Astronomico Messier 13 di Tradate, CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale), UAI (Unione Astrofili Italiani), Gravità Zero (divulgazione scientifica) e (Cattiva) Scienza in TV. Bruno Moretti Turri, il moderatore dell'incontro, ha pubblicato le sue riprese. Ecco la prima parte:



Le altre parti sono disponibili su Uavarese.altervista.org. Una breve recensione dell'incontro è disponibile su Collectionspace.it.

Foto Apollo "false" anche nei libri moderni

di Paolo Attivissimo, con il contributo di Diego Cuoghi

In un articolo precedente ho segnalato un esempio d'epoca di come le fotografie delle missioni Apollo furono pubblicate, negli anni immediatamente successivi agli eventi, in forma decisamente degradata e con fotoritocchi che possono aver contribuito non poco a una percezione di artificiosità o di falsificazione vera e propria che avrebbe alimentato le tesi di messinscena.

Tuttavia Diego Cuoghi, autore di Moon Hoax? No thanks!, mi segnala che esiste anche un caso moderno di fotoritocco piuttosto clamoroso: il libro Full Moon di Michael Light, pubblicato in Italia da Mondadori col titolo "Luna" nel 1999. Cuoghi cita, per esempio, la foto numero 70 del libro (le pagine non sono numerate). Questa è una scansione parziale della foto così come viene presentata in Full Moon.



Questa è invece la foto originale, la AS15-85-11470, pubblicata dalla NASA qui e disponibile in versione non ritagliata e a definizione molto maggiore presso http://eol.jsc.nasa.gov (acquisire quest'ultima versione è un po' complicato; Cuoghi la offre direttamente sul proprio sito qui).



Il confronto rivela la vistosa e discutibile elaborazione digitale dell'immagine, fatta forse per conferire drammaticità a una fotografia scattata con intenti puramente documentativi. I più attenti noteranno anche l'eliminazione vera e propria di un dettaglio: il sasso fra le ruote del Rover, evidenziato qui sotto.



Spiega Cuoghi: "[Michael Light] ha chiuso tutte le ombre facendole diventare un'unica macchia nera, e tutto il contorno dell'astronauta e del Rover sul fondo nero è alonato, come se in stampa (faccio sempre l'esempio della camera oscura) avessero esagerato con l'esposizione della carta. Queste foto non sono state stampate su carta e poi scansionate, sarebbe assurdo, ma l'effetto è quello. In digitale si può ottenere con PhotoShop, lavorando su diversi livelli sovrapposti, uno sfocato che scurisce il sottostante, poi uno esageratamente contrastato che si sovrappone parzialmente, poi un altro.... Insomma bisogna lavorarci molto per rovinare in quel modo "pittoresco" una foto scientifica."

Cuoghi nota che quasi tutte le fotografie in bianco e nero hanno lo stesso "effettaccio", mentre quelle a colori "hanno risentito, mi pare, solo di un elevato contrasto." Cita anche le fotografie 75 e 76, da confrontare con gli originali (AS15-82-11102 e AS15-90-12233): "Basta guardare come sono state ridotte quelle povere ombre: abissi di nero 100%, grigi inesistenti e bianchi sparati, quando gli originali sono pieni di sfumature e dettagli. E sempre quell'alone sfocato di sotto, a dare un senso di artefatto e di sporco... forse gli originali erano troppo realistici, non abbastanza suggestivi, glamour, shocking."

Trova incomprensibili "le pesantissime elaborazioni che si trovano in quello che è considerato uno dei migliori libri fotografici recenti sulle missioni Apollo." E aggiunge: "Moltissime foto in bianco e nero sono state elaborate per renderle più "drammatiche" con un incomprensibile abuso di contrasto misto a spappolamento dei dettagli, bordi sfumati come se fossero stati scontornati con l'aerografo, ombre chiuse, luci bruciate... Il confronto con le migliori scansioni originali pubblicate nei siti NASA è sconfortante. L'autore confessa di essere intervenuto solo su quattro foto 'eliminando con un procedimento digitale alcuni piccoli particolari per ragioni estetiche', ma non è così, le foto rovinate con quel bianco e nero "pittoresco e suggestivo" sono molte di più."

Il libro di Michael Light, insomma, ha il pregio di riaccendere l'interesse verso le missioni lunari Apollo, ma lo fa sacrificando l'autenticità e il realismo. Va quindi considerato più come libro d'arte che come documento oggettivo degli sbarchi sulla Luna.

2010/10/11

Contact Light in versione preliminare

Gli oltre 370 appassionati donatori che hanno contribuito finora al progetto Moonscape possono finalmente vedere i primi frutti della loro partecipazione: la versione preliminare di Contact Light, il prequel di Moonscape.


Trovate tutti i dettagli, le note tecniche e i piani per le versioni successive nell'articolo su Moonscape Project. Buona visione.

2010/09/29

"Nuove" immagini televisive dell'Apollo 11?

di Paolo Attivissimo

Varie fonti (Discovery.com, Space.com, Sydney Morning Herald, Repubblica), hanno annunciato che il 6 ottobre verrà presentato del materiale mai visto dal pubblico che riguarda le riprese televisive dei primi passi di Neil Armstrong sulla Luna.


Ho sentito stamattina via mail uno degli esperti coinvolti nel restauro già realizzato dalla NASA della diretta TV dell'Apollo 11, che mi ha detto che si tratta di quattro minuti che sono già presenti in questo restauro (ancora in attesa di pubblicazione) e mostrano la discesa di Amstrong lungo la scaletta con la qualità con la quale fu ricevuta in Australia, ben superiore a quella trasmessa all'epoca, che proveniva dalla stazione ricevente californiana di Goldstone.

Il confronto è mostrato qui sopra: a sinistra l'immagine ricevuta in California; a destra quella ricevuta in Australia.

Quindici missioni lunari?

di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Sfogliando il catalogo pubblicitario del Jumbo (catena di negozi per il fai da te in Svizzera) mi è caduto inevitabilmente l'occhio su questa immagine.


Poi ho letto la didascalia e mi è venuto un sospetto: la Black & Decker nasconde un terribile segreto? È grazie alla proverbiale discrezione svizzera che gli americani sono riusciti a nascondere il fatto che sono andati sulla Luna quindici volte, anziché le sei ufficiali?

Sì, perché se leggete la didascalia viene rivelata l'incredibile verità: "Il trapano Apollo della Black & Decker® utilizzato per 15 missioni lunari dall'Apollo; uno strumento progettato per rimuovere campioni dalla luna."



2010/10/01


Un lettore del mio blog Disinformatico, Motogio, ha trovato la spiegazione più probabile dell'arcano. La versione tedesca del catalogo (che vedete qui accanto, cliccabile per ingrandirla) ha la stessa didascalia, che dice: "Mit dem Apollo-Mondbohrer von Black & Decker® werden während der Apollo-15-Mission erfolgreich Bodenproben vom Mond entnommen", ossia "Con il trapano lunare Apollo di Black & Decker furono prelevati con successo campioni di suolo durante la missione Apollo 15".

L'abilissimo traduttore dal tedesco (praticamente tutti i cataloghi della Svizzera Italiana vengono preparati in tedesco e poi tradotti) ha capito "15 missioni Apollo" al posto di "missione Apollo 15", denotando non solo problemi di comprensione del tedesco, ma anche una totale ignoranza della storia delle missioni spaziali. Congratulazioni.

2010/09/21

Era facile sospettare il complotto all'epoca: i libri pubblicavano foto lunari ritoccate

di Paolo Attivissimo

Grazie agli archivi della Società Astronomica Ticinese ho potuto sfogliare di recente “Terra Luna Anno 1” di G. Righini e G. Masini, un libro italiano dedicato alle missioni lunari e stampato a settembre del 1969, solo due mesi dopo il primo sbarco sulla Luna, dall'editore Arnoldo Mondadori. Fra le tante illustrazioni a colori del libro ne spicca una a pagina 21, mostrata qui sotto.

Anche un occhio non particolarmente esperto nota che alcuni dettagli dell'astronauta sono chiaramente disegnati. L'impressione immediata è che la foto sia un falso. Nel libro, però, viene descritta come se fosse una fotografia autentica di Buzz Aldrin che "ha appena deposto il riflettore laser che servirà per misurare l'esatta distanza Terra-Luna".

Se Mondadori pubblicava foto ritoccate di questo genere nei libri che parlavano di imprese lunari, non c'è troppo da stupirsi se poi alcuni lettori dubitarono che le immagini fossero autentiche e quindi sospettarono che l'intero progetto lunare fosse una messinscena.

Le alterazioni apportate all'immagine, con veri e propri dettagli inventati ed altri completamente eliminati, diventano molto evidenti se si confronta l'illustrazione del libro con una scansione diretta dell'originale, che è la foto AS11-40-5945.


Non tutte le illustrazioni di questo libro sono alterate in questo modo (anche se ce n'è un'altra analoga a pagina 16-17), ma si tratta di un esempio della qualità talvolta scadente delle fotografie delle missioni Apollo presentate all'epoca. Con questo genere di qualità e di ritocco disinvolto era in effetti comprensibile dubitare dell'autenticità delle poche immagini circolanti. Oggi, con l'abbondanza di materiale consultabile e le scansioni di alta qualità di tutte le immagini, questa scusante non è più accettabile.

2010/09/05

Le prime 77 pagine di Moon Hoax: Debunked!

di Paolo Attivissimo

Sono a vostra disposizione su SlideShare per lo scaricamento e la revisione le prime 77 pagine di Moon Hoax: Debunked!, l'edizione inglese del mio prossimo libro, dedicato alle tesi di complotto lunare.

Si tratta di una traduzione adattata ed ampliata del mio libro Luna? Sì, ci siamo andati!, con molti dettagli in più che verranno poi introdotti nella prossima edizione del libro italiano. Il sito del libro inglese è Moonhoaxdebunked.com.

Se trovate errori, segnalatemeli nei commenti o via mail. Buona lettura.

2010/08/31

Il primo libro lunacomplottista: Did Man Land on the Moon? di James J. Cranny (UPD 20100901)

di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Molte fonti in Rete citano un libro, Did Man Land on the Moon? di James J. Cranny, affermando che si tratta della prima pubblicazione lunacomplottista. Ne parla per esempio la Simple English Wikipedia (ma non la Wikipedia in inglese standard), dicendo che "il primo libro sull'argomento... fu pubblicato in Texas dal matematico James J. Cranny nel 1970". La fonte bibliografica spesso citata è Aus.bookmaps.org, che precisa che il luogo di pubblicazione fu Johnson City ma non aggiunge altro.

James J. Cranny è citato da siti lunacomplottisti come Moonhoax.us. Il suo libro è catalogato su Amazon, ma senza alcun dettaglio, a parte un codice ASIN B000KGHGTW e la data fittizia dell'1 gennaio 0001; non è disponibile per l'acquisto. Amazon indica Cranny come autore di altri due libri: Silver and a Silver Standard Now! e The Rise of Hidden Government. Anche questo non sono disponibili e non viene fornito alcun dettaglio, salvo l'indicazione che The Rise of Hidden Government fu un'autopubblicazione (self-published nel 1973). Cranny risulta essere l'editore anche di Did Man Land on the Moon?

Del testo del libro non sembra esservi traccia. Siti specialistici come Bookfinder.com, Usedbooksearch.co.uk, Alibris.com, Abebooks.com, Biblio.com, Marelibri.com, Worldcat.org, Addall.com, Vialibri.net non lo hanno in catalogo. Anche Google Books non ha nulla in proposito. L'unica traccia del libro che ho trovato finora è un breve spezzone di un video lunacomplottista russo del 1997, А. Гордон Американцы НЕ БЫЛИ на Луне, il cui titolo inglese è The Americans haven't been on the Moon, di A. Gordon, consultabile in streaming presso Rutube.ru.

In questo video, a 2:50 circa, viene mostrata brevemente la copertina del libro di Cranny (nell'inquadratura presentata all'inizio di questo articolo). Si nota che si tratta di una produzione decisamente amatoriale, a partire dalla povertà della copertina; anche l'uso delle virgolette per racchiudere il titolo è molto eloquente.

È forse per questo che il libro non è reperibile. Quali fossero le argomentazioni di James J. Cranny resta quindi un mistero, almeno finché non verrà ritrovato il testo della sua opera.


2010/09/01


Un lettore, Stefano, ha suggerito di indagare sull'eventuale esistenza in vita di Cranny tramite Intelius.com. Detto fatto: Intelius a pagamento ha fornito indirizzo e numero di telefono di un James J. Cranny che sarebbe tuttora residente a Johnson City e avrebbe 88 anni. Tenterò di contattarlo per sapere se è l'autore del libro ed eventualmente farmene mandare una copia per i miei archivi.

I commenti qui sotto segnalano inoltre un James Joseph Cranny che è sepolto (o ha una tomba prenotata) presso il cimitero massonico di Johnson City, che è un paese con circa 1200 abitanti. Un James Joseph Cranny risulta deceduto il 15 settembre 1992, secondo i dati del Texas Department of Health riferiti alla Blanco County nella quale si trova Johnson City. Inoltre c'è un James Joseph Cranny a pagina 615 nello Yearbook del 1951 della University of Texas Austin. È possibile, ma non confermato, che si tratti della medesima persona.

I disegni ingannevoli della NASA

di Paolo Attivissimo

Alcuni dei miti più ricorrenti del cospirazionismo lunare sono dovuti almeno in parte, paradossalmente, alla NASA stessa. L'ente spaziale statunitense, infatti, pubblicò molte illustrazioni divulgative per anticipare al pubblico lo svolgimento delle missioni, ma si prese alcune licenze artistiche per rendere più interessanti le immagini. Queste licenze, che introdussero dettagli in realtà inesistenti o differenti, rimasero impresse a molti e causarono inevitabilmente perplessità quando non furono riscontrate nelle immagini effettive.

Per esempio, il disegno classificato come S69-39011 e intitolato Artists concept of Apollo 11 Lunar Module descending to surface of moon (Concezione artistica del Modulo Lunare dell'Apollo 11 che scende verso la superficie della Luna), tuttora archiviato per esempio presso Science.ksc.nasa.gov, contiene una notevole serie di errori.


Innanzi tutto, sono visibili le stelle: in realtà non si vedrebbero, perché sono troppo fioche rispetto alla luminosità della superficie lunare illuminata a giorno. Poi c'è il bagliore del getto del motore di discesa, che in realtà non c'era: i propellenti ipergolici utilizzati, infatti, non producevano una fiammata colorata o luminosa.

Anche il paesaggio è sbagliato: la zona del Mare della Tranquillità dove era previsto l'allunaggio dell'Apollo 11 era priva di rilievi montuosi come quelli mostrati. Il sito di allunaggio era stato scelto proprio perché estremamente pianeggiante e quindi più facile da affrontare in questo primo tentativo.

Anche l'illuminazione della cabina, visibile attraverso i finestrini, è decisamente eccessiva: non sarebbe stata visibile rispetto a quella ben più intensa (a giorno) della superficie lunare.

A un livello più tecnico, il disegno è sbagliato perché mostra una sonda di contatto (le astine verticali sotto le zampe) anche sulla zampa sulla quale è presente la scaletta (la zampa centrale nel disegno). L'asta era prevista inizialmente su tutte e quattro le zampe del modulo lunare, ma poi fu deciso di rimuovere quella sulla zampa dotata di scaletta perché nel piegarsi durante il contatto con il suolo lunare avrebbe potuto assumere posizioni pericolose o perlomeno di ostacolo per il passaggio degli astronauti.

Quasi tutti questi dettagli errati hanno uno scopo ben preciso: rendere interessante e comprensibile il disegno. Se l'artista non avesse disegnato la fiammata del motore, per esempio, molti non avrebbero capito come facesse il modulo lunare a stare sospeso nel vuoto. Senza l'illuminazione della cabina, non sarebbe stato possibile mostrare gli astronauti e far capire da dove guardavano. Le stelle e le montagne servono per dare dettaglio e profondità all'illustrazione.

Un altro esempio è dato dall'immagine S69-39335, riferita sempre alla missione Apollo 11, nella quale ricorrono molti dei medesimi errori: fiammata visibile del motore, cabina illuminata, rilievi montuosi, stelle visibili. Qui, inoltre, manca il rivestimento termico di pellicola dorata dello stadio di discesa.


Purtroppo molti lunacomplottisti sono rimasti fermi ai disegni e si aspettano che la realtà si conformi all'arte.

2010/08/19

Apollo 15, perché la bandiera si muove senza essere toccata?

di Paolo Attivissimo, con il contributo di Ka9q.net. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Nelle riprese televisive della seconda escursione lunare di Dave Scott e Jim Irwin, durante la missione Apollo 15, si nota un fenomeno che secondo i sostenitori della tesi della messinscena dimostrerebbe che le immagini furono riprese in un set cinematografico, perché la bandiera americana piantata nel suolo lunare si muove nonostante Scott, che le è passato davanti, non l'abbia toccata. Il fenomeno è documentato da video come questo, nel quale avviene a circa 2:35 dall'inizio.


L'impressione che si ha da questa ripresa video è che la bandiera sia stata colpita dallo spostamento d'aria dovuto al passaggio dell'astronauta nelle sue vicinanze. Ma sulla Luna non c'è atmosfera e quindi (secondo i lunacomplottisti) questo fenomeno dimostrerebbe che le riprese non furono effettuate sul suolo selenico ma in un ambiente nel quale c'era aria, rivelando la finzione.


La tesi della bandiera che sventola o si muove è sostenuta spesso anche con riferimento ad altre immagini, nelle quali però si vede chiaramente che l'effetto visivo dello sventolio è dovuto al fatto che il drappo era sorretto da una barra orizzontale o al fatto che gli astronauti stavano muovendo l'asta per conficcarla. Qui, invece, la tesi sembra più robusta: la bandiera è già stata piantata e non sembra esserci alcun contatto nell'istante in cui il suo angolo inferiore destro inizia ad oscillare leggermente. Il caso è intrigante e merita quindi un approfondimento. Cominciamo dai fatti.

L'evento avviene a 148 ore, 57 minuti e 15 secondi dopo il lancio dalla Terra, secondo la cronologia della missione, ed è discusso dall'Apollo Lunar Surface Journal in questa pagina, nella quale si fanno varie ipotesi sulla sua causa.

Scott potrebbe aver sfiorato l'angolo della bandiera con il proprio braccio sinistro o calciato della sabbia lunare che ha colpito il drappo o urtato l'asta. In alternativa, i suoi passi potrebbero aver prodotto vibrazioni nel terreno che si sono trasmesse all'asta oppure la sua tuta poteva aver accumulato una carica elettrostatica che ha attratto il materiale del drappo. Inoltre lo scarico gassoso degli apparati di regolazione della temperatura della tuta, presenti nello zaino della tuta, potrebbe aver raggiunto la bandiera. Secondo l'ALSJ, l'ipotesi più plausibile è quella del contatto, nonostante le apparenze.

La scena è documentata non solo dal video, ma anche da una serie di fotografie in bianco e nero scattate da Irwin negli istanti che precedono il movimento del drappo. Le foto sono classificate con le sigle AS15-92-12447, 12448, 12449, 12450 e 12451.

La più significativa di queste immagini è la 12447, che ritrae il saluto alla bandiera di Jim Irwin e mostra la posizione della telecamera rispetto alla bandiera. La telecamera (indicata qui sotto dalla freccia) era montata sul Rover, l'automobile elettrica usata durante alcune missioni lunari Apollo (quelle dalla 15 in poi), ed era comandata direttamente via radio dalla Terra.


Sulla base di questi fatti si può analizzare la situazione.

L'immagine 12447 permette di rilevare che la telecamera era a poca distanza dalla bandiera: usando la larghezza del Rover (183 cm) come riferimento e con l'inevitabile approssimazione dovuta alla prospettiva, si può stimare che la distanza dall'obiettivo della telecamera all'asta della bandiera fosse pari a circa due larghezze di Rover, quindi circa 4 metri.


Confrontando quest'immagine con l'istante corrispondente della ripresa televisiva, si nota che l'asta della bandiera è inquadrata per tutta la sua altezza, che dalla documentazione risulta essere circa 2,4 m prima di essere piantata per una ventina di centimetri, e che sopra di essa c'è ancora spazio nell'inquadratura.


L'obiettivo zoom della telecamera era quindi regolato su una posizione piuttosto grandangolare, che esagera la prospettiva: una variazione di distanza modesta si traduce in una differenza notevole di dimensioni apparenti. Lo si nota, per esempio, confrontando un fotogramma della medesima sequenza video in cui un astronauta è vicino alla bandiera, fra la bandiera e la telecamera, e un fotogramma in cui è dal lato opposto della bandiera rispetto alla telecamera.


Possiamo tracciare sulla foto 12447 i margini superiori e inferiori dell'inquadratura e l'asse ottico di ripresa.


Se ora spostiamo la figura dell'astronauta (presa dalla foto 12449) in una posizione nella quale sarebbe a contatto con la bandiera e più vicino alla telecamera, otteniamo questo risultato:


In altre parole, e sempre con le dovute cautele derivanti dall'approssimazione, se l'astronauta si fosse trovato in una posizione e a una distanza tali da urtare l'angolo inferiore della bandiera, la telecamera l'avrebbe inquadrato grosso modo dalla sommità del casco al ginocchio. È un risultato in effetti molto simile a quello che si osserva nei fotogrammi del passaggio di Scott nel momento incriminato, tenendo conto che la telecamera si è alzata leggermente rispetto al momento del saluto.


È quindi plausibile (ma non dimostrato) che a causa della distorsione prospettica prodotta dall'obiettivo grandangolare Scott, nel momento in cui passa davanti alla telecamera appena prima che la bandiera si muova, sia più vicino alla bandiera di quanto sembri visivamente e quindi l'abbia sfiorata con il braccio sinistro.

Quest'ipotesi è avvalorata dal fatto che soltanto l'angolo inferiore destro della bandiera si muove: il resto del drappo rimane immobile. Lo stesso vale per la barra orizzontale che la sorregge e per l'asta verticale.

L'ipotesi lunacomplottista dello spostamento d'aria, invece, è smentita da un semplice ragionamento: riguardando la sequenza video completa (disponibile per esempio nei DVD della Spacecraft Films) si nota che i due astronauti passano più volte molto vicino alla bandiera. Se il loro passaggio fosse stato sufficiente a creare uno spostamento d'aria nella scena incriminata, lo sarebbe stato anche negli altri momenti del video in cui passano vicino alla bandiera. Ma negli altri passaggi, durante la stessa sequenza ininterrotta (per esempio a 2:10 circa), il drappo non si muove affatto.

Inoltre, come notano i commenti qui sotto, nella sequenza completa (che – va ricordato – è un'unica ripresa continua) si nota che la polvere lunare calciata dagli astronauti ricade al suolo senza formare volute, con il comportamento caratteristico della regolite in assenza d'aria, già visto a proposito delle tracce del Rover. Questa è un'altra indicazione del fatto che le immagini furono riprese nel vuoto e non in un set contenente aria.

Questo caso, benché non sia risolto oltre ogni dubbio, mette in luce l'errore di fondo del lunacomplottismo e di tanti altri cospirazionismi: l'idea che un minuscolo dettaglio insoluto in qualche modo controbilanci e faccia scomparire l'intera montagna di fatti e documenti che conferma la realtà degli eventi che il complottista si ostina a negare, e che se un fenomeno ha una rosa di possibili spiegazioni perfettamente sensate e coerenti, per qualche bizzarro motivo sia necessario ignorarle per abbracciare esclusivamente quella insensata che si adatta alla tesi preconcetta.

2010/08/15

Moonscape, nuovo trailer

Ecco il trailer aggiornato di Moonscape: per maggiori informazioni leggete qui.


Ho preparato anche una versione in inglese. Buona visione.

2010/08/08

Il diverbio Stagno-Orlando

di Paolo Attivissimo

Chiunque abbia seguito la diretta televisiva RAI del primo allunaggio ricorda il celebre battibecco fra i due cronisti, Tito Stagno e Ruggero Orlando, su quando fosse davvero avvenuto il contatto con il suolo lunare. Un diverbio che coprì frasi storiche delle comunicazioni provenienti dalla Luna.

Ho parlato recentemente della questione con Stagno (Orlando non è più tra noi) e di questo riferirò prossimamente. Intanto vorrei proporvi un video che ricostruisce le comunicazioni degli astronauti coperte dalla discussione fra Stagno e Orlando, utilizzando l'audio originale ricevuto direttamente dalla Luna presso la stazione di ascolto australiana di Honeysuckle Creek, concessomi gentilmente da Colin Mackellar.


Se lo ascoltate in stereofonia, sul canale destro trovate l'audio diretto dalla Luna, mentre sul sinistro potete sentire l'audio della RAI. Se seguite con molta attenzione, sentite che Stagno ha in cuffia sia l'audio diretto degli astronauti (che a lui arriva con qualche istante di anticipo rispetto alla diffusione in studio), sia la voce italiana di un'altra persona, presumibilmente uno dei traduttori che stavano nello studio dentro le cabine che si scorgono dietro a Stagno.

La voce etichettata CAPCOM nei sottotitoli è quella di Charlie Duke, che da Houston parlava direttamente con gli astronauti riferendo loro i dati di telemetria. Il suo "Sixty seconds" avvisa i due astronauti che il carburante è agli sgoccioli: manca un minuto prima che debbano decidere se posarsi o annullare il tentativo di allunaggio e risalire. Un momento drammatico che viene completamente coperto, nell'audio RAI originale, dalla discussione fra i due giornalisti. Lo stesso vale per il richiamo ancora più perentorio "Thirty seconds" di Duke e per la storica frase di Armstrong "Houston, Tranquility Base here. The Eagle has landed", finalmente ascoltabile come si deve.

C'è anche un'altra chicca: la papera di Charlie Duke, che sopraffatto dall'emozione risponde ad Armstrong dicendo "Roger, Twan...", poi si ferma e si corregge: "Tranquility". Questo errore viene solitamente tagliato nei documentari che romanzano l'avventura del primo sbarco sulla Luna.

Le immagini RAI sono inoltre sincronizzate con la ripresa cinematografica dello sbarco, effettuata tramite una cinepresa 16mm Maurer montata sul modulo lunare. La ripresa non era disponibile durante la diretta televisiva.

Messe tutte insieme, queste risorse danno una visione nuova del momento cruciale della missione e permettono di dare una risposta definitiva a una domanda ricorrente di chiunque abbia visto quella diretta-fiume: aveva ragione Stagno oppure Orlando?

I fatti sono questi: il mitico "Ha toccato!" di Stagno fu pronunciato circa 55 secondi prima dell'annuncio "Contact light" con il quale Aldrin segnalava che almeno uno dei lunghi sensori posti sotto le zampe del veicolo aveva toccato la superficie lunare, sulla quale si sarebbe posato un paio di secondi dopo. Inoltre Stagno parlò durante una pausa delle comunicazioni dalla Luna, per cui non c'era nulla da fraintendere. Ruggero Orlando, invece, annunciò il contatto dieci secondi dopo le parole di Aldrin. Mi dispiace per Tito Stagno, ma Orlando aveva ragione.

Va detto che la qualità dell'audio in cuffia che aveva Stagno era pessima, come si può ben sentire: molte sillabe iniziali sono troncate perché gli astronauti usavano il VOX – sensore vocale – per aprire i propri microfoni automaticamente. Inoltre il gergo astronautico è veramente stretto in questi momenti concitati, tanto da richiedere un articolo apposito di spiegazione, nonostante i sottotitoli che ho predisposto nel video, basati sulla trascrizione fatta a mente fredda dagli archivisti dell'Apollo Lunar Surface Journal.

2010/08/02

Un saluto, due mondi / One salute, two worlds

Buzz Aldrin saluta la bandiera sulla Luna, luglio 1969. Foto di Neil Armstrong.
Buzz Aldrin salutes the flag on the Moon, July 1969. Photo by Neil Armstrong.
Buzz Aldrin saluta la bandiera sulla Terra, ad Avezzano (AQ), luglio 2010. Foto di Andrea Tedeschi.
Buzz Aldrin salutes the flag on Earth, in Avezzano (AQ), July 2010. Photo by Andrea Tedeschi.
Quarantuno anni fa, quest'uomo era a quasi quattrocentomila chilometri dalla Terra, nella sua scomoda e goffa tuta spaziale, e salutava la bandiera piantata nel suolo lunare. Pochi giorni fa, grazie agli sforzi straordinari degli organizzatori del festival astronomico Il Cielo di Argoli, Aldrin ha ripetuto quel memorabile saluto davanti a una replica esatta in scala 1:1 della bandiera lunare.

Forty-one years ago, this man was a quarter of a million miles from Earth, in his awkward and clumsy spacesuit, saluting the flag planted in the lunar soil. A few days ago, thanks to the extraordinary effort of the organizers of the Il Cielo di Argoli astronomy festival, Aldrin repeated that memorable salute in front of a full-scale replica of the Moon flag.

2010/07/31

Documentario d'epoca: MoonWalk One (UPD 20100830)

di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

È disponibile su Youtube Moonwalk One, di Theo Kamecke, un documentario del 1970 che narra la missione dell'Apollo 11. Si tratta di un'opera molto particolare, perché è una delle poche che fu commissionata esplicitamente dalla NASA per documentare lo sbarco sulla Luna, avendo quindi accesso a luoghi e risorse di natura molto esclusiva. La pubblicazione su Youtube è stata resa possibile dal lavoro di Public.Resource.org e da una donazione di Shawn Masters.

Una sua riedizione aggiornata e rimasterizzata, Moonwalk One - The Director's Cut, è stata pubblicata nel 2009 su doppio DVD con dei contenuti aggiuntivi. Il suo sito di riferimento è Moonwalkone.com. Il trailer di questa riedizione è visionabile su Youtube e presentato qui sotto.


Moonwalk One è particolarmente pregevole per la sua raccolta di riprese dei decolli del Saturn V, tratte dai filmati tecnici realizzati dalla NASA per documentare il lancio in dettaglio. Siccome queste riprese erano da usare solo in caso di problemi e di problemi non ve ne furono, le pellicole 16mm furono scartate e sostanzialmente dimenticate dalla NASA dopo il lancio. Kamecke riuscì a salvarle dal macero e includerle in parte nel documentario. Sono inoltre inclusi molti spezzoni delle riprese dei preparativi, delle dirette televisive e delle riprese cinematografiche del volo dell'Apollo 11 e dell'escursione lunare di Armstrong e Aldrin.

La genesi, il successo di critica (premio speciale al festival di Cannes) e il flop commerciale di quest'ambizioso documentario, uscito in un momento in cui la saturazione mediatica spaziale era al suo massimo, sono descritti nella sua scheda su Wikipedia in inglese. Altri dettagli sono nell'Internet Movie Database.

Dal punto di vista tecnico e storico, il materiale girato a colori all'interno del Controllo Missione e i filmati tecnici dei lanci del Saturn V, insieme alla documentazione dell'assemblaggio del colossale vettore e delle sperimentazioni sugli aspiranti astronauti, sono assolutamente straordinari e imperdibili per qualunque appassionato dell'esplorazione spaziale. I ritmi di montaggio pacati, assai meno frenetici e serrati di quelli odierni, permettono di contemplare integralmente le immagini della missione. Forse per i palati moderni la musica un po' psichedelica e la lentezza di alcune sequenze potranno risultare un po' soporiferi.

Dal punto di vista della risposta alle argomentazioni dei lunacomplottisti, questo è un documento d'epoca di assoluto riferimento: chiunque volesse asserire che i filmati delle missioni lunari siano stati fabbricati o rifatti successivamente con effetti speciali più moderni deve fare i conti con queste riprese di alta qualità risalenti al 1970, quando gli effetti digitali erano assolutamente impensabili, come nota lo stesso Kamecke nei contenuti supplementari dell'edizione in DVD.



Il DVD doppio in dettaglio


Il cofanetto originale del DVD di Moonwalk One contiene due dischi. Il primo ospita la versione in formato 16:9 del documentario: il secondo quella originale in formato 4:3. Una scelta molto corretta, dato che la versione 16:9, più adatta alla diffusione sugli impianti moderni, scontenterà i puristi perché taglia il fotogramma originale, talvolta con risultati molti infelici, come si può vedere in queste due immagini dello stesso istante tratte dalle due versioni.

Fotogramma dalla versione 16:9 di Moonwalk One.
Lo stesso fotogramma nell'edizione 4:3.

A parte il taglio differente dell'inquadratura, le due versioni di Moonwalk One sono identiche, perlomeno a un primo esame generale.

Il secondo disco contiene alcuni brevi documentari (una visita del regista Kamecke a Stonehenge in tempi recenti, il trailer della riedizione di Moonwalk One, un commento del regista al lavoro di riedizione) e una featurette o documentario più lungo, The Making of MoonWalk One, che racconta i dettagli sulla realizzazione del progetto. Un aspetto particolarmente interessante dal punto di vista del cospirazionismo lunare è il commento di Kamecke, a 16 minuti dall'inizio della featurette, che nota che pensò di usare la grafica computerizzata per mostrare schematicamente lo svolgimento della missione, ma scoprì che a quei tempi persino una grafica digitale wireframe (con gli oggetti rappresentati da semplici linee, senza ombre o dettagli) sarebbe stata molto più costosa di un'animazione fatta a mano con le tecniche dei cartoni animati.

Una chicca per gli appassionati di Star Trek: il narratore di Moonwalk One è Laurence Luckinbill, che nel 1989 interpretò il ruolo di Sybok, il fratello di Spock, nel film Star Trek V: The Final Frontier (L'ultima frontiera).

Come segnalato dai commenti qui sotto dopo la pubblicazione iniziale di questo articolo, il DVD di Moonwalk One non è al momento disponibile per la spedizione al di fuori del Regno Unito, perlomeno tramite Amazon.com. Per acquistare la mia copia ho infatti dovuto approfittare di un viaggio in Inghilterra.

2010/07/10

Si torna sulla Luna, ma con un robot?

di Paolo Attivissimo

La NASA ha annunciato un progetto, denominato Project M, per far atterrare sulla Luna un robot umanoide operativo sulla Luna in 1000 giorni. Il vettore dovrebbe essere realizzato dalla società privata Armadillo Aerospace.

La scelta di una forma umanoide sembra dettata sia da considerazioni d'immagine, sia da necessità pratiche: il robot, infatti, non sarà autonomo, ma sarà comandato da Terra e sarà in realtà una sorta di telepresenza. Una forma umanoide agevola e rende più intuitivo il controllo del robot.

Secondo quanto pubblicato dal Dallas Observer, il progetto è già in lavorazione in forma riservata dalla fine del 2009: l'annuncio di questi giorni lo rende pubblico. La Armadillo ha già iniziato la sperimentazione del veicolo di allunaggio, come si può vedere in questo video che risale a giugno 2010.



Questa è un'animazione degli obiettivi del progetto:


Robonaut, il robot del Project M, è già in costruzione dal 2007; un suo esemplare senza gambe (inutili in gravità zero) verrà portato a bordo della Stazione Spaziale Internazionale già a novembre 2010 con lo Shuttle Discovery (STS-133); la versione lunare sarà dotata di gambe.

Il sito Nasa apposito è ricco di documentazione, e il White paper che descrive il progetto è scaricabile qui. Agli appassionati di fantascienza non sfuggirà l'allusione nel nome della seconda versione di Robonaut, battezzata R2.

Ecco un video di Robonaut in azione:


Altri video sono disponibili in questo articolo di Engadget.

2010/06/27

In arrivo nuove scansioni delle foto lunari: fino a 12800 x 12800 pixel

di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Entro la fine del 2012 saranno rese disponibili al pubblico nuove scansioni ad altissima risoluzione di tutte le fotografie delle missioni Apollo. Le immagini scattate dagli astronauti con le fotocamere Hasselblad su pellicola 70 mm verranno pubblicate a 6400x6400 pixel (41 megapixel), con risoluzione pari a 100 pixel per millimetro di pellicola; quelle in bianco e nero saranno disponibili a 12.800x12.800 pixel (164 megapixel, 200 pixel per millimetro).

Tutte le pellicole originali delle missioni Apollo (sia quelle utilizzate dagli astronauti, sia quelle degli apparati di ripresa automatici dei veicoli) sono custodite nell'apposito archivio al Building 8 del Johnson Space Center, in un congelatore a -17°C che a sua volta è contenuto in una cella refrigerata che viene mantenuta a 13°C. La foto qui sopra mostra tre dei contenitori delle pellicole; l'immagine qui sotto mostra il congelatore (a sinistra) all'interno della cella refrigerata.


Gli apparati di ripresa automatici delle missioni Apollo utilizzati per realizzare una cartografia lunare dettagliata furono la Mapping Camera o Metric Camera, che generava fotogrammi da 12 x 12 cm, e la Panoramic Camera, che produceva fotogrammi da 12,7 per 120 cm. Entrambe usavano pellicole in bianco e nero per fotogrammetria e furono installate a bordo del modulo di servizio nelle missioni Apollo 15, 16 e 17. Dettagli di questi apparati sono disponibili in Photographic Systems for Apollo (1970) e in altri documenti tecnici.

Le pellicole della Metric Camera (10.153 fotografie) vengono attualmente sottoposte a scansione con uno scanner Leica DSW 700 per fotogrammetria appositamente modificato, producendo immagini da 1,3 gigabyte (24.000 x 24.000 pixel). Alcuni esempi di queste scansioni sono disponibili qui sul sito della Arizona State University. La risoluzione di queste immagini scattate dall'orbita lunare è di 6,2 metri per pixel.

Le pellicole della Panoramic Camera (4.612 fotografie) verranno sottoposte a una scansione analoga, che produrrà immagini da 25.400 x 244.000 pixel (11,8 gigabyte ciascuna).

Vi sono inoltre circa 620 fotografie scattate su pellicola 35 mm, che sono già state sottoposte a scansione, generando file da 3070 x 2044 pixel (18 megabyte l'una), ma non sono ancora disponibili al pubblico. Una versione a risoluzione inferiore è comunque scaricabile dagli archivi dell'Apollo Image Atlas.

Le ultime pellicole ad essere sottoposte a scansione saranno quelle delle fotocamere Hasselblad degli astronauti: si tratta di circa 20.000 immagini in bianco e nero e a colori. A giugno 2010 ho scritto al webmaster del sito della ASU, che ha risposto specificando che le immagini delle escursioni lunari dovrebbero essere sottoposte a scansione "entro 12 mesi" e poi verranno elaborate (ridotte e calibrate per restituire una gamma cromatica e di contrasto corretta e per eliminare le "crocette" o reseau marks) nel corso di "1 o 2 mesi".

I dettagli delle operazioni di scansione e di elaborazione delle immagini sono pubblicati qui dall'ASU.

Aggiornamento: 2013/07/27


Un aggiornamento della situazione, con immagini restaurate, è disponibile qui.

2010/06/26

Giulio Forti (Reflex) e la foto della bandiera sulla Luna (UPD 20100901)

di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Giulio Forti, direttore della rivista fotografica Reflex, dichiarò quanto segue durante la trasmissione Enigma di Raitre a febbraio del 2003 "...questa qui forse è l'unica foto che la NASA ha ammesso tra i denti di non essere assolutamente vera. La storia già di allora diceva che si erano dimenticati di fare questa fotografia e quindi questa... [interruzione del presentatore] la bandiera fu applicata successivamente".

Questo è lo spezzone della trasmissione in cui Forti sembra accusare specificamente la NASA non solo di aver falsificato una fotografia della missione Apollo 11, la AS11-40-5875, ma addirittura di aver ammesso di averlo fatto. Ringrazio rixx per la registrazione d'archivio.


Quale sia la fonte di questa presunta ammissione della NASA, e dove e quando sia stata fatta questa confessione straordinaria, non si sa: Giulio Forti non lo specifica. Pochi giorni fa ho contattato la redazione di Reflex per avere chiarimenti in merito, e Forti mi ha risposto spiegando che non ha "né fonti né documenti" a supporto di quanto detto, ma solo un ricordo di dicerie.

A settembre 2010, dopo la pubblicazione iniziale di questo articolo e un cordiale scambio di e-mail e documenti, Forti mi ha chiarito via mail la propria posizione sulla faccenda: ha semplicemente riferito una diceria che circolava ma che non condivide.

Infatti, basta seguire con attenzione il video per sentirmi dire che una tale falsificazione "è probabile e fattibile" il che non significa che sia stata fatta. Quella spiegazione, inoltre, inizia con un "forse" e poi c'è un "si diceva" che mette in dubbio non solo il fatto, ma la stessa storia che circolava (l'unica cosa che so per certo della faccenda).

Come tutte le storie o leggende metropolitane, però, non si sa mai da dove abbiano avuto inizio o come siano montate nel passa parola. Aggiungo che allora non eravamo così preparati alle bufale come oggi. Tuttavia, ho ritenuto utile raccontarlo in un programma che voleva affrontare i lati oscuri della missione.


(da sua e-mail dell'1/9/2010, citata con il suo permesso)

Chi interpreta le parole di Forti come prova che le missioni lunari furono una messinscena è quindi in errore, anche perché se fosse stato necessario applicare la bandiera alla foto, vorrebbe dire che sulla Luna c'erano andati davvero. Altrimenti sarebbe stato molto più semplice e sicuro rifare la foto in studio. Forti stesso, inoltre, mi ha precisato giustamente che un'eventuale foto falsificata non implicherebbe che gli sbarchi lunari non furono effettuati.

Va detto anche che la foto mostrata non è l'unica immagine di quella scena. Ce n'è un'altra, la AS11-40-5874, nella quale si vede la mano destra di Aldrin portata all'altezza del viso, in un gesto di saluto militare. Che senso avrebbe avuto scattare una foto in cui Aldrin saluta il nulla e poi applicare la bandiera?

  AS11-40-5874 (immagine integrale)

AS11-40-5874 (dettaglio). Si notano le dita della mano destra che sporgono da dietro il casco.

Le due immagini furono scattate da due posizioni leggermente differenti: di conseguenza, se messe a confronto, possono essere utilizzate come stereogramma per verificare su che piano stereoscopico si trova la bandiera, come mostrato qui sotto nella versione a occhi incrociati.


L'esame stereoscopico non rivela anomalie nel posizionamento tridimensionale della bandiera.

Lo stesso istante è inoltre visibile nella diretta televisiva:


Il saluto alla bandiera è documentato anche dalla ripresa cinematografica su pellicola a colori in formato 16mm realizzata dalla cinepresa automatica Maurer montata sul finestrino del modulo lunare. Questo è un fotogramma della ripresa, sul quale si può verificare la perfetta corrispondenza delle posizioni di ombre, rocce e altri dettagli del terreno:


Lo spezzone corrispondente della ripresa cinematografica, effettuata alla cadenza di un fotogramma al secondo e quindi caratterizzato da un movimento a scatti degli astronauti, è questo.


La presenza della bandiera nella posizione e situazione mostrate nella foto che secondo Giulio Forti sarebbe un falso ammesso dalla NASA è quindi ben documentata. Se esistono queste altre riprese che documentano questo momento propagandisticamente molto significativo e simbolico, non ha molto senso pensare che l'ente spaziale statunitense abbia voluto rischiare inutilmente fabbricando un fotomontaggio.